Baraonda al W Rome

Ecco il racconto della due-giorni di esplosione artistica ideata da Gianni Politi e Mario Valerio Nocenzi

Siamo abituati a vedere l’arte esposta nelle mostre, dove spesso ci appare più ordinata e docile di quanto non sia in realtà. Ma, se lasciata libera, l’arte è come un fluido magico che dilaga. Invade ogni spazio e lo trasforma, travolgendo ogni spettatore disposto a lasciarsi investire di stupore e di bellezza. Ne abbiamo avuto conferma gli scorsi giovedì 18 e venerdì 19 maggio, quando l’esplosione artistica curata dall’eclettico artista romano Gianni Politi e il fondatore di MOD Creative Group Mario Valerio Nocenzi ha animato i meravigliosi spazi del W Rome.

Foto: Giulio Pugliese

Baraonda, 48 ore di arte visiva, poesia, musica, performance e design, ha visto alcuni dei migliori artisti legati alla città di Roma sbizzarrirsi in nuove creazioni e in rivisitazioni, realizzate in site-specific per l’albergo. E, dal canto suo, l’art hotel si è dimostrato l’ospite perfetto della manifestazione innovativa, capace di aprirsi all’azione artistica come la più pronta delle gallerie contemporanee. Insomma, chi ha potuto farne esperienza, concorderà con me che l’atmosfera di creatività festosa di Baraonda ha saputo regalare molta gioia e ispirazione a chi se l’è goduta dal vivo. A questo punto vale la pena, anche per chi non c’era, rivivere gli avvenimenti della due-giorni in via Liguria.

Le opere e gli artisti

Immaginate di varcare uno dei due ingressi principali del bellissimo W Rome e di trovarvi davanti a un continuum coinvolgente di esibizioni artistiche tutte diverse, allestite nei numerosi ambienti che rendono unico l’art hotel. Le Hall, il W Lounge, le sale Studio, il Giardino Clandestino, le Suite, la Gym, il Giano Restaurant e molto altro: due interi piani abitati e trasformati da opere o selezioni inedite, realizzate appositamente da firme di risonanza nazionale. Un caos aggraziato mosso da uno spirito non conforme e indomabile, che, spostandosi in maniera imprevedibile nel labirintico e colorato albergo, punta a svelare, coinvolgere, sorprendere.

Il primo giorno, giovedì 18 maggio, abbiamo assistito alla performance di Lucrezia de Fazio nella See and Be Seen Lounge: una coppia di donne amoreggiava delicatamente, mettendo in luce la natura dell’intimità e del voyeurismo, mettendoci di fronte ai nostri limiti e alle nostre ossessioni.
Salendo verso le Suite, sulla sinistra, precisamente nella stanza 040, ci aspettava NATURÆ MORTÆ di Dr Pira, una “mostra da camera” curata da Lorenzo Gigotti per presentare i dipinti su tela del famoso fumettista e illustratore; è stato come sbirciare nel suo privato, adorabile immaginario, fatto di rilassanti paesaggi tropicali e grandi felini stilizzati.

Nella stanza 042, invece, il lavoro scultoreo di Andrea Mauti intitolato “Cornucopia 2787” ci ha catapultati 1000 anni dopo il primo viaggio in Italia di Goethe. Distesi sulle lenzuola bianche, i frammenti di un corpo-monumento grigio, connessi da un intreccio di cavi, interagivano con sonorità post-umane, creando un’atmosfera sospesa da fine del mondo.
Dirigendoci nell’ala dell’albergo che ospita il ristorante Giano, abbiamo trovato esposta nella seconda Hall la gioielleria d’arte realizzata da Studio 15A: un progetto di design, ideato dalla già citata Lucrezia De Fazio insieme con Teodora di Robilant, che invita vari artisti a confrontarsi per la prima volta con il mondo dell’oreficeria, sperimentando la creazione di pezzi unici.

A seguire, nello Studio 2, si è svolta la performance video-musicale curata da Vostok Lake, grazie alla quale abbiamo fatto un salto indietro nel tempo, agli anni dei primi rave, quando animati dal nostro istinto cercavamo la location della festa segreta seguendo l’eco dei bassi in lontananza.
Nel corridoio che portava allo Studio 2, poi, era esposta l’opera realizzata da Gianni Politi ad hoc per l’evento: il disegno ipnotico di uno scorpione, simbolo di Baraonda, accompagnato da un originale battiscopa rosso fluo. Entrambi resteranno esposti nell’hotel come lascito artistico dell’evento.
Poi, ci siamo fatti guidare dal profumo di leccornie fin nel Giardino Clandestino, dove abbiamo assistito alla food performance di Ciccio Sultano e Nicola Zamperetti, al termine della quale abbiamo gustato una piccola opera d’arte culinaria intitolata Volevo essere fritto: uno speciale cannolo ripeno di ricotta con gambero crudo e caviale.

Infine, tra l’elegante palestra al piano di sotto e il bar W Lounge, la serata si è tinta di sfumature underground. Prima siamo scesi nella Gym dove abbiamo goduto dello straniante dj-set di Gady Laga, che remixava brani popolari su TikTok, insieme all’esclusiva walk-in tattoo session dell’artista Scarful. Il tatuatore, leggenda della scena romana, è famoso sia per la rigida selezione dei suoi clienti sia per la costruzione di macchine da tatuaggio artigianali di altissima qualità: non a caso, molti hanno colto la straordinaria opportunità di farsi disegnare per sempre da lui una delle immagini scelte per ricordare la serata.
Tornati al W Lounge, ci ha accolto il dj-set onirico-tribale di Opium Child – uno dei nomi sotto cui si cela Francesco de Figueiredo, conosciuto ai più per i rimpianti Heroin in Tahiti e NERO.
Quindi, la prima giornata si è conclusa in bellezza con la lettura di un’epistola dal carcere firmata dal Marchese De Sade, curata dall’illustre curatore e critico indipendente Salvatore Lacagnina insieme con Politi. Il tutto annaffiato dal signature cocktail miscelato da Emanuele Broccatelli per Baraonda, di un invitante colore verde fluo e dal sapore di ginger.

Foto: Giulio Pugliese

Il secondo giorno, 19 maggio, gli organizzatori hanno dato vita a un venerdì sera romano indimenticabile. Entrando nella Hall lato Giano, siamo stati accolti dall’installazione di Giovanni de Cataldo Monte delle Grotte, il cui nome si ispira al sito archeologico che sovrasta la via Flaminia a Roma. Nella struttura gialla, una sorta di porticato in pannelli di mdf forati che riproducevano il pattern delle reti per i lavori in corso, erano esposti gli acquerelli dell’artista Dario Carratta, che ripercorrono le vicende raccontate nell’album Randagio, edito da De Cataldo per Bomba Dischi. Insomma, un ingresso notevole che ci parla della meravigliosa decadenza e dell’incompiutezza che caratterizzano l’Urbe.

Nello Studio 2, l’artista visivo Diego Gualandris ha dato vita a una piccola e nostalgica sala cinema, con tanto di pop corn, pantofole e peluche, in cui abbiamo potuto vedere alcuni dei dei suoi classici preferiti in dvd – da Alice nel Paese delle Meraviglie a Vacanze di Natale 2000. Esposte tra cuscini e coperte, le custodie dei film che compongono la collezione personale di Gualandris, decorate dal pittore per l’evento. Very cozy.
Nello Studio 1, l’expo di Vega Collective sul tema dell’incontro artistico: una rassegna dei brani più iconici della musica contemporanea per celebrare le opere che nascono dalla collisione di due immaginari. Amicizia, amore, stima reciproca, marketing strategy… non importa cosa alimenti una collaborazione tra due artisti, quel che conta è ciò che genera e il feticismo di milioni di fan che attendono trepidanti di vedere i video e le performance del loro duo preferito.

Poi, ci hanno attratti nel W Lounge le incantevoli sonorità dell’artista Emiliano Maggi: voci, loop, arpa, chitarra, flauti e uccelli per canzoni sulla metamorfosi, il tempo, l’amore, la vita e la morte.
La serata è proseguita alla Seen and Be Seen Lounge con il live di Branca/Randagio, special guest Franco126, cantautore ben noto alla scena romana e nazionale, che ha fatto cantare gli ospiti con i suoi brani più famosi.
A seguire, di nuovo in W Lounge, ben due dj-set: il primo a cura dello storico dj Francisco, cui si è unita l’apparizione fisica dello sciamano svedese Thunder Tillman, direttamente dall’etichetta Californiana ESP Institute; il secondo a cura di Vagliolise x Miniera, che con il suo live ha indagato il rapporto tra musica, arte visiva e senso dei luoghi.

Ciliegina sulla torta dell’intero evento, i versi di Jahan Khajavi, poeta americano di origine persiane che da anni vive a Roma e che ha fatto del performare la poesia una vera e propria etica. Alla mezzanotte, la sorpresa finale regalata dal W Rome: i maritozzi con la panna – dolce tipico delle serate capitoline – realizzati dallo chef Fabrizio Fiorani della pasticceria Zucchero x Fabrizio Fiorani.

Foto: Giulio Pugliese

Viaggiare nei ricordi e nelle impressioni di Baraonda mi ha permesso di restituirvi solo una minuscola parte dell’intensità in cui la due-giorni ci ha coinvolto. Ogni spettatore ha avuto modo di immergersi in prima persona nella creatività che anima l’avanguardia contemporanea capitolina. Per 48 ore siamo stati tutt’uno con la parte più brillante della Roma di oggi, e abbiamo goduto della visionaria gestione del W Rome, un luogo che ogni giorno di più diventa spazio d’elezione per la comunità artista del posto e per tutti coloro che apprezzano l’eccellenza – nel design, nella moda, nel food & drink e nell’ospitalità.

Matilde D'Accardi

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