La positivity non ha età

La lotta all'ageismo e la Silver Economy stanno disegnando un futuro più sostenibile

La sostenibilità e l’inclusione sociale sono strettamente legate. Vanno di pari passo, si alimentano l’un l’altra. Insieme contribuiscono a delineare un’idea di sviluppo in cui nessuno viene lasciato indietro, i benefici economici sono davvero condivisi, e si lavora per soddisfare le necessità del presente senza compromettere le generazioni future. Per migliorare e rendere più sostenibile la qualità di vita di tutti, è fondamentale includere categorie sociali minoritarie e fragili, che siamo abituati a pensare solo come “un peso”: per esempio, le persone anziane, che in Italia rappresentano la minoranza più vasta e significativa.

Foto: Cup of Couple

Ageismo

Come riconferma un recente report ISTAT, il nostro paese è uno dei più “vecchi” dell’Unione Europea: nel 2022 abbiamo raggiunto una quota di 187,6 anziani ogni cento giovani. Ciononostante, in Italia il cosiddetto ageismo persiste. Con il termine “ageism”, coniato nel 1969 dal gerontologo statunitense Robert Neil Butler, indichiamo il sistema di pregiudizi e stereotipi basati sull’età: una forma di discriminazione molto trasversale, che riguarda soprattutto gli anziani, ma che in realtà può colpire anche i giovani e, potenzialmente, chiunque. Benché sia vietato per legge – dall’articolo 3 della nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – l’ageismo è ampiamente diffuso e praticato in molti ambiti: mass media, sanità, mondo lavorativo, rapporti sociali.

Le ragioni del fenomeno sono molteplici. L’ossessione per la giovinezza, il mito della produttività a oltranza, lo stigma della vecchiaia, la paura della mortalità, la fobia della vulnerabilità e lo stesso progresso medico, che sta inevitabilmente aumentando la popolazione anziana più fragile. Così, si tende a discriminare queste persone sulla base dell’età, considerandole lente, inette, inutili, incapaci di adattarsi ai cambiamenti o di apprendere qualcosa di nuovo. Non è un caso, infatti, che sia molto difficile venire assunti dopo i 45 anni, o che gli anziani siano spesso vittime di truffe e abusi. Allo stesso modo si discriminano i giovani perché considerati inesperti, irresponsabili, egoisti, scansafatiche. L’ageismo causa isolamento sociale, oltre che problemi psicologici, comportamentali e fisiologici in chi lo subisce e lo interiorizza.

Foto: Rodolfo Clix; Cottonbro Studio; Ron Lach

Silver Economy

Come spiega Wunderman Thompson, l’ageismo è presente in tutti i paesi del mondo e riguarda il 70% della popolazione over 50. Inoltre, comporta ripercussioni economiche negative. Secondo uno studio statunitense su persone over 60, in un anno l’ageismo è la concausa di 17 milioni di casi di malattia. Inoltre, per quanto riguarda i brand, le persone anziane vengono spesso escluse come target dai settori di moda, bellezza, automobili e viaggi; per esempio, secondo l’AgeLab del MIT, solo il 3% della spesa pubblicitaria statunitense si rivolge agli over 50. Il che è assurdo, perché in gran parte dei paesi le persone anziane non solo continuano ad assolvere importanti funzioni lavorative e sociali – come il sostegno economico ai figli, l’accudimento dei nipoti, il volontariato – ma sono detentrici della maggioranza della ricchezza delle famiglie. In un pezzo per Brookings, l’economista della Banca mondiale Wolfgang Fengler spiega che a livello globale gli anziani over 65 hanno redditi elevati e bisogni elevati, e stanno crescendo di numero, da 750 milioni ora a più di 1 miliardi entro il 2030. Insomma, la cosiddetta Silver Economy è destinata a evolversi sempre di più e a plasmare tutti i settori della nostra economia.

Foto: Marcus Aurelius

Age positivity

L’invecchiamento è una tendenza demografica globale, e quindi urge riconsiderare immediatamente il ruolo e gli impatti diretti che la popolazione cosiddetta “silver” sta avendo e avrà all’interno della società. Bisogna abbattere lo stigma dell’invecchiamento e ridisegnare esperienze, tempo libero e spazi commerciali includendo le persone anziane, siano esse autosufficienti o meno, produttive o meno. Per questo, molti brand stanno adottando l’invecchiamento come driver commerciale strategico. Al contempo, tante persone e organizzazioni si stanno battendo per promuovere una rivalutazione dell’età avanzata, partendo da una rappresentazione più complessa, realistica e positiva. In questo, il movimento della “age positivity” si rivela molto importante.

Negli ultimi anni, numerose celebrità del mondo dello spettacolo – soprattutto donne, in quanto maggiormente colpite dall’ageismo – si sono impegnate a sfidare gli stereotipi negativi legati alla vecchiaia: Ellen DeGeneres, Julie Christie, Diane Keaton, Priscilla Presley, Andie McDowell, Demi Moore. Così come vari intellettuali e attivisti, quali Gloria Steinem, Margaret Atwood, Alice Walker, Ashton Applewhite, il Dottor Bill Thomas, hanno lavorato per valorizzare l’esperienza e la saggezza delle persone anziane. L’idea è l’invecchiamento sia un aspetto naturale della vita e che sia necessario riconoscere il contributo delle persone anziane alla società, sia con una rappresentazione mediatica diversa che con politiche dedicate. In conclusione, abbattere i pregiudizi sull’età avanzata e su tutte le età è fondamentale per migliorare il nostro futuro.

La Redazione

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