L’artigianato rinasce

Grazie alle tecnologie 4.0 e alla nuova attenzione per la sostenibilità

L’artigianato sta rinascendo, dicono gli esperti. Una buona notizia che non ci coglie di sorpresa: la produzione artigianale unisce alla perfezione molte delle istanze del mercato del lusso contemporaneo. Recupero della tradizione, attenzione alla sostenibilità, slancio verso l’innovazione, interesse per la creatività, attrazione per l’unicità. E poi una naturale predisposizione allo storytelling, perché ogni prodotto realizzato in maniera artigianale porta intrinsecamente con sé una storia affascinante, fatta di sapienza manuale, passione, legami. Oltre a ciò, la rinascita dell’artigianato è una prospettiva in cui il Made in Italy si impone subito come protagonista, data l’enorme varietà di usanze, tecniche e imprese che caratterizza le nostre regioni. Osserviamo insieme questo affascinante fenomeno.

Foto: Memorial Day

New artisan economy

Mentre le economie industrializzate scricchiolano, riferisce l’agenzia Wunderman Thompson, si fa spazio una nuova economia dell’artigianato. A luglio dello scorso anno, l’antropologo Grant McCracken ha pubblicato il saggio Return of the Artisan, in cui racconta come negli Stati Uniti stia emergendo un nuovo movimento di microimprenditori. Durante e dopo la pandemia, migliaia di lavoratori disillusi hanno lasciato il loro lavoro d’ufficio per diventare casari, panettieri, gioiellieri, trovando nella vita da artigiano un senso di liberazione e di padronanza della propria vita. In un’intervista per The Guardian, McCracken stimava che due nuovi posti di lavoro su tre in America ricadano all’interno del cosiddetto “artisanal movement”.

Ma McCracken non è l’unico a segnalare la tendenza: a settembre 2022, Vogue riferiva di un’ondata di nuovi brand lanciati da creatori alle prime armi, tra cui figura il popolare Memorial Day, nato dalla passione per l’uncinetto dell’ex-professionista di marketing Delsy Gouw. La tendenza non si limita agli Stati Uniti: tra i paesi citati dalla suddetta agenzia internazionale, c’è l’Australia, dove è stato registrato un crescente interesse per lavori come la modellazione della ceramica o la lavorazione dei coltelli; e il Regno Unito, dove, secondo un report di Metro Dynamics per Amazon Handmade, già a partire dal 2020 le imprese artigiane hanno contribuito all’economia britannica con un introito di 4,8 miliardi di sterline.

Foto: Osman Talha Dikyar; Cecile – Stampa 3D

Artigianato 4.0

In realtà, di rinascimento manifatturiero si parla già da qualche anno, per via dell’ingresso sulla scena delle nuove tecnologie. Molte realtà artigianali hanno scelto di evolversi coniugando tecniche manuali tradizionali e tecniche digitali innovative, non solo a livello di processi produttivi, ma anche di marketing. Stampa 3D, macchine a taglio laser, robotica, sistemi gestionali, realtà aumentata, simulatori. La lista di nuovi strumenti a disposizione degli artigiani contemporanei, detti anche “digital maker”, è lunga e tocca ogni fase del business: dalla realizzazione del prodotto, alla gestione del processo, all’ottimizzazione degli sprechi, all’interazione con il cliente. Per esempio, troviamo body scanner e specchi virtuali, utili alla realizzazione a distanza di abiti o calzature su misura; o cataloghi aumentati e simulatori di arredo, per permettere agli acquirenti di farsi un’idea più precisa dei prodotti. Nel frattempo, cresce la rete mondiale dei Fablab, luoghi condivisi dove gli artigiani possono studiare, ricercare, inventare, avendo accesso a strumenti come programmi di modellazione 3D e macchine di fabbricazione digitale.

Foto: Ta-Daan

Made in Italy

Nel nostro paese l’artigianato, pur restando uno dei settori portanti, è in calo da molto tempo. E sembra che i giovani italiani non siano molto interessanti a imparare mestieri antichi come il pellettiere, il sarto, il ricamatore e così via. Ciononostante, gli esempi di digital makers sono davvero numerosi. Wired ne aveva riportati alcuni di molto interessanti nel 2020, tra cui Candiani, storica jeanseria lombarda, che ha adottato macchine e robot importati dal mondo dell’automotive per rinnovare la propria tecnologia di tessitura; e Noah Guitars, che da più di 20 anni produce chitarre diventate iconiche, unendo lavorazione manuale e tecnologica.

Ci sono poi realtà più giovani come Ta-Daan, una vetrina digitale che promuove artigiani e small business provenienti da sei paesi diversi – oltre all’Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Germania e Danimarca. Si tratta di una startup milanese tutta al femminile, che supporta creatori attenti alla sostenibilità e si rivolge a una vasta community di “craft lovers”.
Il bello di questi progetti è che assicurano la sostenibilità non solo ambientale, ma sociale: l’artigianato 4.0 è un modello produttivo che dà valore alle persone, perché garantisce una remunerazione dignitosa ai lavoratori, sostiene l’economia locale e valorizza il patrimonio artigianale dei territori. Perciò, sono sempre di più i marchi e consumatori che abbracciano questa filosofia. Secondo molti, l’artigianato digitale è destinato a cambiare in meglio il futuro del Made in Italy: e noi non vediamo l’ora di vedere cosa accadrà.

Claudia Spinato

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