Acceleratori di creatività

Riflessioni sulle IA generative nel marketing

L’AI Safety Summit, primo grande vertice mondiale sull’Intelligenza Artificiale tenutosi settimana scorsa nel Regno Unito, ha reso lampante che queste tecnologie sono ormai parte delle nostre vite e stanno cambiando velocemente il mondo. Urge creare un dialogo globale inclusivo per affrontare il tema da ogni punto di vista – filosofico, culturale, legale, politico, sociale, economico, ambientale – e definire tutte le regole necessarie a rendere questi strumenti sicuri e incentrati sull’essere umano. Sono le stesse aziende Big Tech a riconoscere la necessità impellente di studiare più a fondo le loro invenzioni, chiarire come debbano essere progettate, implementate e utilizzate, e approfondire tutti i possibili risvolti a livello di etica, antropologia, educazione, privacy, sostenibilità, informazione, meccanismi predittivi, pregiudizi, sicurezza, biotecnologia – e chi più ne ha più ne metta.

Insomma, come rifletteva qualche settimana fa l’ex presidente del Consiglio europeo della ricerca Helga Nowotny sul settimanale Robinson, l’Intelligenza Artificiale rappresenta un’enorme scommessa, che chiama in causa il problema della perdita di controllo e non solo. La rapidità di evoluzione del fenomeno, che ha già scalzato blockchain e metaverso dal dibattito pubblico, ha sconvolto molti di noi, e tanti sono preoccupati per le prospettive e i toni catastrofici che, da sempre, accompagnano l’argomento. Più passa il tempo, però, più diventa evidente che non dobbiamo temere un futuro in stile colossal fantascientifico anni ‘80, con macchine senzienti pronte a estinguere la civiltà umana, quanto impegnarci collettivamente a diventare più consapevoli e responsabili. Come qualsiasi altra grande invenzione, le Intelligenze Artificiali possono essere strumenti di creazione e di distruzione: dipende tutto da noi. Dalle scelte che prendiamo come persone, aziende, istituzioni.

Perciò, mentre ci teniamo aggiornati sugli sviluppi del complesso e controverso fenomeno, ci è sembrato utile illuminare almeno un aspetto positivo concreto di questa potente new entry: il suo contributo alla nostra creatività in campo professionale.

Foto: Steve Johnson

Acceleratori creativi

Stiamo assistendo a una vera e propria rivoluzione, che investe anche settori quali arte, scuola, editoria, giornalismo. Sono innumerevoli gli esperti che si stanno esprimendo su possibili aspetti positivi e negativi dell’utilizzo delle IA – una su tutti: la questione dell’autenticità dei contenuti e del diritto d’autore – così come i progetti interessanti che si stanno sviluppando in tutti gli ambiti. Trattandosi di un tema vastissimo, abbiamo deciso di focalizzarci su quel che ci compete e limitare il discorso al settore marketing e comunicazione: uno dei pochi campi dove, a nostro parere, attualmente i pro rischiano di superare i contro. Di fronte al timore diffuso che le automazioni “ci rubino il lavoro”, studiosi e professionisti del settore propongono una previsione alternativa, in cui le IA sono destinate a diventare acceleratori di creatività organizzata, fungendo da connettori, facilitatori, fonti di ispirazione.

Alcuni esempi pratici? Possono essere usate per scartare le soluzioni più banali nei brainstorming. Rendono più facile e immediata la comunicazione con il cliente nella presentazione di una nuova proposta, risolvendo l’annosa questione del “lo saprò quando lo vedrò”. Possono velocizzare i compiti di routine più noiosi e lunghi, dando maggiore spazio al lavoro di strategia e di invenzione. Offrono nuove opportunità di apprendimento individuale. Aiutano a prendere le decisioni e ci regalano più tempo per le relazioni e lo spirito di squadra.
Ovviamente, se utilizzate per ogni problema, rischiano di eliminare del tutto le occasioni di sfida e difficoltà, che sono sempre fondamentali per la crescita umana e per l’invenzione. Perciò, a nostro parere, nello sperimentare questi strumenti è importante capire come e quando applicarli, così da diminuire la frustrazione inutile, e, al contempo, preservare quel prezioso spazio di prova ed errore indispensabile allo sviluppo del talento e alle intuizioni più belle.

Foto: Google DeepMind

Nuovi tool da studiare

Su quanto detto finora, sono d’accordo i direttori creativi intervistati dal magazine Brand News nei mesi scorsi.
Giuseppe Pavone, Executive Creative Director dell’agenzia Leo Burnett Italia, ha spiegato che, per sua esperienza, finora queste piattaforme non hanno avuto la capacità di elaborare un pensiero creativo al pari di quello umano, ma sono uno strumento potentissimo dal punto di vista esecutivo, che va senza dubbio sperimentato.
Francesco Guerrera, Chief Creative Officer dell’agenzia Different, ha raccontato il suo vissuto nell’utilizzo delle GenAI per creare testi e immagini, sottolineando quanto sia importante capire innanzitutto perché e come usarle, così da offrire il migliore training al proprio team.
Michele Mariani
, Executive Creative Director dell’agenzia Armando Testa, ha insistito sull’importanza di superare ansie e aspettative eccessive, per comprendere profondamente i nuovi tool a nostra disposizione e vivere “l’epifania creativa” di questa rivoluzione tecnologica. Piuttosto che fare resistenza, è meglio accompagnare e gestire l’introduzione delle IA nel nostro lavoro, facendone il nostro assistente più solerte e, al contempo, coltivando quel che ci distingue dalle macchine: l’ascolto, l’empatia, le emozioni, l’ironia, il coraggio.

Foto: Google DeepMind

Restiamo intelligenti

In conclusione, per il momento la via più costruttiva sembra essere sperimentare, senza mai delegare alle IA quel che il nostro lavoro ci richiede ogni giorno: pensiero laterale, visione strategica, immaginazione e soft skill. Cogliamo l’occasione di usare questi nuovi strumenti per migliorare come professionisti e come persone, piuttosto che per tirarci indietro di fronte alle sfide e alle difficoltà. Velocizzare i compiti standard può portarci a fare grandi cose, ma non dimentichiamo che sono l’attrito, la fatica, il rischio ad aver reso intelligente la nostra specie. Per il resto, teniamo a mente le parole di Albert Einstein: “I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi. Gli esseri umani sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti. Insieme, sono una potenza che va oltre ogni immaginazione.” Speriamo che questa potenza possa guidarci verso un’evoluzione positiva.

Matilde D'Accardi

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