Le scoperte archeologiche continuano

Quattro ritrovamenti entusiasmanti avvenuti nel 2023 in Italia

L’Italia è uno dei paesi più ricchi del mondo per quanto riguarda l’archeologia e la storia dell’arte. Detiene il numero più alto di siti inclusi nella lista del patrimonio mondiale Unesco e vanta una posizione geografica che per millenni l’ha resa crocevia di popolazioni e culture tra le più disparate, trasformando il suo paesaggio in un immenso scrigno di antichi e inestimabili tesori. E, come ha dimostrato lo storico ritrovamento di San Casciano dei Bagni (Siena), che nel 2022 ha riportato alla luce 24 statue votive di bronzo di epoca etrusco-romana, nel nostro Paese le scoperte non si sono mai fermate. Nel caso vi siate persi qualche succosa notizia, vi proponiamo la nostra selezione di ritrovamenti più entusiasmanti del 2023.

Foto: SABAP-SI – Comune di San Casciano dei Bagni

L’Apollo di San Casciano

Pur avendo citato la notizia in apertura, ci è sembrato giusto dedicare uno spazio ulteriore al sito di San Casciano dei Bagni, i cui ritrovamenti rappresentano, dopo i Bronzi di Riace del 1972, i più importanti mai effettuali nella storia dell’antica statuaria in bronzo di età etrusca e romana. È proprio di questi giorni la notizia che la campagna di scavo 2023 nel tempio abbia regalato una nuova grandiosa scoperta: le parti spezzate di una bellissima statua in marmo raffigurante un Apollo Sauroctonos, ossia un Apollo con la lucertola. La scultura, ritrovata sul bordo della vasca sacra e quasi completamente ricomponibile, rappresenta un tassello ulteriore della centralità del culto di Apollo nel santuario. Fu probabilmente rotta agli inizi del V sec. d.C., al momento della chiusura del luogo di culto, perciò costituisce anche la testimonianza del fenomeno di cristianizzazione del territorio.

Foto: SAPABAP per l’Area Metropolitana di Napoli

La Tomba di Cerbero

A Giugliano, vicino Napoli, durante un’indagine archeologica per l’adeguamento della rete idrica cittadina, è stata individuata un’ampia necropoli di età repubblicana e imperiale romana, grazie alla scoperta di una tomba a camera inviolata e incredibilmente ben conservata. Il mausoleo è stato rinominato “Tomba di Cerbero” perché, una volta rimossa la lastra di tufo che la sigillava, questo ha rivelato degli affreschi mozzafiato, uno dei quali rappresenta la dodicesima fatica di Ercole, in cui l’eroe cattura Cerbero, il mostruoso mastino a tre teste che, secondo la mitologia greca e romana, sorvegliava l’accesso degli Inferi. Sul soffitto e le pareti della camera sepolcrale sono presenti anche i dipinti di altre scene mitologiche, di festoni e di due ittiocentauri – esseri con la metà superiore del corpo di uomo, la metà inferiore di cavallo e code di pesce – che sorreggono un clipeo, cioè uno scudo militare romano. Inoltre, sono state ritrovate tre klìnai (lettini da simposio) dipinte, un’ara con vasi per le libagioni e gli inumati deposti sui letti funebri con il loro ricco corredo. Lo scavo è ancora in corso e rappresenta un ritrovamento senza precedenti per la zona.

Foto: Soprintendenza Speciale di Roma

Il Teatro di Nerone

Dal sottosuolo “a groviera” di Roma emergono costantemente meraviglie. Tra le scoperte più recenti, merita una menzione quella diffusa dai media lo scorso luglio, riguardante uno scavo iniziato nel 2020 dalla Soprintendenza Speciale di Roma. A due passi da San Pietro, nel cortile di Palazzo della Rovere, sono stati infatti ritrovati strutture architettoniche, decorazioni e sculture che, secondo gli esperti, sarebbero identificabili con i resti del mitico Teatro di Nerone, dove, secondo fonti letterarie, il celebre imperatore provava le sue esibizioni poetiche e canore. Finora, della struttura sono emersi: la parte sinistra della cavea a emiciclo; il fronte scena, composto da sontuose colonne in marmi pregiati; decorazioni in stucco con foglia d’oro; alcuni ambienti di servizio, probabilmente utilizzati come deposito per scenografie e costumi. Oltre a questi reperti, risalenti al I sec. d.C., sono state ritrovate innumerevoli tracce che testimoniano l’evoluzione dell’area in età medievale – come battuti stradali, calici in vetro, brocche e ceramiche, cerniere per mobili, insegne per il pellegrinaggio alla tomba dell’apostolo Pietro, grani di rosari e oggetti in osso per strumenti musicali.

Foto: Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei 

L’affresco della “pizza”

Infine, lo scorso giugno, come sicuramente ricorderete, ha sollevato grande interesse la scoperta di una particolare natura morta nei nuovi scavi della Regio IX a Pompei. Il dipinto di 2.000 anni, situato sulla parete di una casa pompeiana, rappresenta infatti un vassoio su cui, insieme a un calice di vino, datteri, melograni e una ghirlanda di corbezzoli, campeggia una focaccia ricoperta di frutta secca, spezie e una specie di pesto, chiamato “moretum”. Molti hanno rivisto nell’immagine una specie di antenato della pizza napoletana, infatti è con questo nome che i media hanno reso famoso l’affresco. Quel che è certo è che il dipinto rientra nel genere degli “xenia”, ovvero le raffigurazioni dei doni che si offrivano agli ospiti, secondo una tradizione greca ellenistica poi elaborata in epoca romana-imperiale da autori come Virgilio, Marziale e Filostrato. Si tratta di una tipologia molto diffusa nelle città vesuviane – se ne conoscono circa 300 esempi.

Un’iconografia che, come ha commentato il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, unisce frugalità e lusso, cucina povera e raffinatezza letteraria, in nome della sacralità dell’ospite. La bellezza di questo affresco, di splendida esecuzione, unita al suo simbolismo, creano un emozionante ponte di significati tra l’antichità e l’oggi.

Corinna Turati

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